Potrebbe essere peggio, potrebbe piovere.
Penso a Frankeinstein Junior e, più in generale, alla maggior parte delle opere nate dal genio di Mel Brooks. Ma, senza andare a scomodare il grande maestro, è comunque facile continuare l’elenco citando i vari Movie, dal capostipite Scary passando per i meno riusciti Hot, Epic e Disaster. Insomma, in campo cinematografico le parodie sono sempre presenti e godono di buona salute (almeno a livello di pubblico pagante), tanto da giustificare uno o più spoof-movie all’anno, inevitabili quasi quanto il cinepanettone indigesto.
Stranamente questa “usanza” non ha contagiato il mondo dei videogames, anche se il media in questione scalpita per trovare la sua giusta collocazione e smettere una volta per tutte di essere trattato come il “cugino diversamente abile” di cinema e letteratura.
Videogiochi in grado di prendersi e prendere in giro l’ambiente da cui provengono ne esistono veramente pochi, ed è quindi inevitabile accogliere con una leggera emozione questo Eat Lead, parodia di successi videoludici moderni e di alcuni più datati.
… o così si crede all’inizio. La verità è che il nostro Matt Hazard, dopo essere stato per anni uno dei più grandi eroi videoludici, ha toccato il fondo e sta per essere eliminato dalla scena come si farebbe con una pornodiva ormai flaccida e raggrinzita. Da dominatore degli sparatutto a 8 bit a scarto dell’industria, passando però per una serie di titoli poco riusciti (Hazzmat Kart, citazione a Mario Kart, o ancora uno sparatutto non violento con pistole ad acqua come uniche armi). Il nostro alter ego ha però un asso nella manica di tutto rispetto, ovvero un contratto a vita con la sua SoftCo. Proprio per questo motivo viene riesumato nel 2009 come protagonista di un nuovo gioco che, nei piani del malandrino di turno, dovrà essere la sua ultima apparizione.
Questa, per sommi capi, la storia usata come pretesto per mettervi ai comandi di quello che risulta, a tutti gli effetti, un “anti alter-ego”; il protagonista di questo videogioco è infatti consapevole della sua natura, facendo cadere il concetto basilare di “avatar”, ovvero trasposizione digitale del giocatore. Questa sua consapevolezza, unita al sarcasmo con il quale affronta il mondo digitale che lo circonda, contribuisce a creare la giusta ironia, indispensabile per ogni prodotto rispondente alla descrizione di parodia. In sintesi, dal filmato di presentazione fino ad arrivare a quello di chiusura, Eat Lead: The Return of Matt Hazard strappa più di un sorriso. L’accento sull’ironia coinvolge anche un particolare marginale come gli obiettivi sbloccabili, vuoi per la stupidità di alcuni di essi, vuoi per le frasi descrittive utilizzate per presentarli al giocatore. Fino a questo momento il gioco sembra aver centrato il punto, proponendosi come un software discretamente originale in un ambiente poco avvezzo a questa tipologia di prodotti. Saranno riusciti i ragazzi di Vicious Cycle, creatori del videogame, a renderlo anche giocabile e tecnicamente al passo coi tempi?
Master Schif
Inutile dire che, per essersi meritato un posto d’onore sulle pagine di un blog che fa del trash il suo motivo di vita, qualcosa durante la realizzazione del titolo deve essere andata storta. Tutti i punti fino ad ora guadagnati grazie all’originalità della trama e al divertimento promesso vengono infatti persi appena ci si posiziona alla guida del fidato Matt. A livello di gameplay il gioco sfrutta una delle trovate introdotte dal più famoso Gears of War (ricordando però molto più da vicino il meno premiato 007 Quantum of Solace) ovvero il sistema di copertura, che dovrebbe dare a ogni sparatutto in terza persona che si rispetti quel pizzico di tattica in più. Purtroppo questo Eat Lead non sembra volersi far rispettare, limitando la maggior parte dell’azione a un macchinoso nascondi-prova a mirare-uccidi; dico “prova a mirare” in quanto anche a livello di giocabilità il titolo risulta piuttosto carente. La monotonia delle azioni è amplificata oltremodo da un level design abbastanza anonimo, che vede dei picchi positivi solo nei rari casi in cui si va a parodiare qualche gloria del passato (penso al micro-livello in stile Wolfestein, piuttosto che allo scontro con il boss da JRPG).
Purtroppo la realizzazione tecnica non riesce a far dimenticare i problemi di giocabilità, mostrando un gioco appena discreto al quale manca una qualsivoglia interazione con l’ambiente. Il tutto guarnito da un comparto audio scarno e ripetitivo.
Dato che non c’è limite al peggio, i problemi continuano grazie ad una longevità ridicola e alla totale assenza di modalità multiplayer; se il gioco si può completare in 7-8 ore già al primo giro, difficilmente si avrà lo stimolo di riprenderlo in mano. Una sezione dedicata al gioco di gruppo o una semplice cooperativa avrebbero giovato, in tal senso, ma evidentemente Eat Lead vuole essere differente da tutti i giochi sulla piazza anche in questo campo …
Ovvero la cifra adeguata per un titolo del genere 
Un acquisto a prezzo pieno è sconsigliato a chiunque; discorso diverso se si è patiti di obiettivi, sbloccabili con una facilità estrema, a patto di recuperare il gioco dal mercato dell’usato. Per tutti gli altri giocatori, il suggerimento è quello di provare Eat Lead almeno una volta, meglio se recuperato in prestito da qualche amico che l’ha acquistato per bullarsi di aver scritto una recensione di scarso interesse, oppure se rubato da Gamestop, giusto per godere delle valide sequenze comiche proposte. Ma, in fondo, youtube è a nostra disposizione anche per questo 
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