martedì, 12 maggio 2009
author: Zambos @ 00:58
category: recensioni
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Potrebbe essere peggio, potrebbe piovere.

Penso a Frankeinstein Junior e, più in generale, alla maggior parte delle opere nate dal genio di Mel Brooks. Ma, senza andare a scomodare il grande maestro, è comunque facile continuare l’elenco citando i vari Movie, dal capostipite Scary passando per i meno riusciti Hot, Epic e Disaster. Insomma, in campo cinematografico le parodie sono sempre presenti e godono di buona salute (almeno a livello di pubblico pagante), tanto da giustificare uno o più spoof-movie all’anno, inevitabili quasi quanto il cinepanettone indigesto.

Stranamente questa “usanza” non ha contagiato il mondo dei videogames, anche se il media in questione scalpita per trovare la sua giusta collocazione e smettere una volta per tutte di essere trattato come il “cugino diversamente abile” di cinema e letteratura.

Videogiochi in grado di prendersi e prendere in giro l’ambiente da cui provengono ne esistono veramente pochi, ed è quindi inevitabile accogliere con una leggera emozione questo Eat Lead, parodia di successi videoludici moderni e di alcuni più datati.

 E adesso tocca ad Hazard …

… o così si crede all’inizio. La verità è che il nostro Matt Hazard, dopo essere stato per anni uno dei più grandi eroi videoludici, ha toccato il fondo e sta per essere eliminato dalla scena come si farebbe con una pornodiva ormai flaccida e raggrinzita. Da dominatore degli sparatutto a 8 bit a scarto dell’industria,  passando però per una serie di titoli poco riusciti (Hazzmat Kart, citazione a Mario Kart, o ancora uno sparatutto non violento con pistole ad acqua come uniche armi). Il nostro alter ego ha però un asso nella manica di tutto rispetto, ovvero un contratto a vita con la sua SoftCo.  Proprio per questo motivo viene riesumato nel 2009 come protagonista di un nuovo gioco che, nei piani del malandrino di turno, dovrà essere la sua ultima apparizione.

Questa, per sommi capi, la storia usata come pretesto per mettervi ai comandi di quello che risulta, a tutti gli effetti, un  “anti alter-ego”;  il protagonista di questo videogioco è infatti consapevole della sua natura, facendo cadere il concetto basilare di “avatar”, ovvero trasposizione digitale del giocatore. Questa sua consapevolezza, unita al sarcasmo con il quale affronta il mondo digitale che lo circonda, contribuisce a creare la giusta ironia, indispensabile per ogni prodotto rispondente alla descrizione di parodia. In sintesi, dal filmato di presentazione fino ad arrivare a quello di chiusura, Eat Lead: The Return of Matt Hazard strappa più di un sorriso. L’accento sull’ironia coinvolge anche un particolare marginale come gli obiettivi sbloccabili, vuoi per la stupidità di alcuni di essi, vuoi per le frasi descrittive utilizzate per presentarli al giocatore. Fino a questo momento il gioco sembra aver centrato il punto, proponendosi come un software discretamente originale in un ambiente poco avvezzo a questa tipologia di prodotti. Saranno riusciti i ragazzi di Vicious Cycle, creatori del  videogame, a renderlo anche giocabile e tecnicamente al passo coi tempi?

Master Schif

Inutile dire che, per essersi meritato un posto d’onore sulle pagine di un blog che fa del trash il suo motivo di vita, qualcosa durante la realizzazione del titolo deve essere andata storta.  Tutti i punti fino ad ora guadagnati grazie all’originalità della trama e al divertimento promesso vengono infatti persi appena ci si posiziona alla guida del fidato Matt. A livello di gameplay il gioco sfrutta una delle trovate introdotte dal più famoso Gears of War (ricordando però molto più da vicino il meno premiato 007 Quantum of Solace) ovvero il sistema di copertura, che dovrebbe dare a ogni sparatutto in terza persona che si rispetti quel pizzico di tattica in più. Purtroppo questo Eat Lead non sembra volersi far rispettare, limitando la maggior parte dell’azione a un macchinoso nascondi-prova a mirare-uccidi; dico “prova a mirare” in quanto anche a livello di giocabilità il titolo risulta piuttosto carente. La monotonia delle azioni è amplificata oltremodo da un level design abbastanza anonimo, che vede dei picchi positivi solo nei rari casi in cui si va a parodiare qualche gloria del passato (penso al micro-livello in stile Wolfestein, piuttosto che allo scontro con il boss da JRPG).

Purtroppo la realizzazione tecnica non riesce a far dimenticare i problemi di giocabilità, mostrando un gioco appena discreto al quale manca una qualsivoglia interazione con l’ambiente. Il tutto guarnito da un comparto audio scarno e ripetitivo.

Dato che non c’è limite al peggio, i problemi continuano grazie ad una longevità ridicola e alla totale assenza di modalità multiplayer; se il gioco si può completare in 7-8 ore già al primo giro, difficilmente si avrà lo stimolo di riprenderlo in mano. Una sezione dedicata al gioco di gruppo o una semplice cooperativa avrebbero giovato, in tal senso, ma evidentemente Eat Lead vuole essere differente da tutti i giochi sulla piazza anche in questo campo …

 Tipo, c’hai due euro che ti stressano la tasca?

Ovvero la cifra adeguata per un titolo del genere

Un acquisto a prezzo pieno è sconsigliato a chiunque; discorso diverso se si è patiti di obiettivi, sbloccabili con una facilità estrema, a patto di recuperare il gioco dal mercato dell’usato. Per tutti gli altri giocatori, il suggerimento è quello di provare Eat Lead almeno una volta, meglio se recuperato in prestito da qualche amico che l’ha acquistato per bullarsi di aver scritto una recensione di scarso interesse, oppure se rubato da Gamestop, giusto per godere delle valide sequenze comiche proposte. Ma, in fondo, youtube è a nostra disposizione anche per questo  

 

 Di seguito potete ammirare il gioco in movimento, se invece volete discuterne, cliccate qui per accedere alla discussione sul forum


 

 

sabato, 05 gennaio 2008
author: Zambos @ 02:30
category: news
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Se c'è una cosa che l'anno videoludico ormai trascorso ha lasciato a tutti gli appassionati, beh questa cosa può essere definita incertezza.

Mai come nell'ultimo periodo infatti si è faticato a distinguere i capolavori dai titoli mediocri, le opere d'arte dalla spazzatura più pura. E' innegabile che la potenza di questa generazione di console abbia favorito tale confusione, permettendo ai programmatori di rendere graficamente appetibili titoli minori, magari carenti sotto aspetti come giocabilità o profondità di gioco.

Con alle spalle un 2007 "scarso di titoli scarsi", il futuro per questo blog e relativo forum pare essere nero, come l'intestazione permette di ricordare. Fortunatamente si può sempre contare su software house come Sega, in grado di tradire ad ogni annuncio la fiducia dei propri fan e, più in generale, degli amanti dei videogames.

E così, appunto, a tradimento annunciano l'uscita di tale Sega Superstar Tennis (qui una corposa galleria d'immagini), alla faccia dei pochi che ancora si aspettano da Sega un ritorno alla produzione di titoli di qualità.
Gioco multi-piattaforma, Superstar Tennis offre 15 personaggi selezionabili, tutti presi di peso dai titoli di maggior successo della grande S. Un tuffo nel passato per i giocatori di vecchia data e un pugno nello stomaco per quelli di essi che ancora hanno un briciolo di buon gusto.
In uscita nei primi mesi del 2008, il gioco vanterà il classico multiplayer a 4 giocatori sulla stessa console, con l'aggiunta dell'online per le versioni PS3 e Xbox360.

Con un po' più di tranquillità per il futuro, visto che l'esistenza del blog non sarà mai messo in discussione finché titoli simili verranno proposti, faccio un regalo a tutti i giocatori che hanno vissuto il periodo in cui Sega era sinonimo, oltre che di autoerotismo, di qualità:

domenica, 16 dicembre 2007
author: Zambos @ 00:17
category: news
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Ovvero il grido disperato di un culturista che ha perso il suo splendore:



E con il tono muscolare pare aver perso pure ogni sorta di coerenza. Di qualche giorno fa la presa di posizione del buon "Schwarzy" Governatore di California "Arnoldo" nei confronti di Conan, videogame per Xbox 360 pubblicato di recente da THQ.
Chi, come me, pensava di rivivere in prima persona le gesta dell'eroe protagonista di uno dei primi fantasy che la mia generazione possa ricordare, si dovrà ricredere; Arnold ha infatti mandato a dire di non avere nessun legame con il titolo liberamente ispirato alla pellicola del 1982 e che il personaggio del videogame in questione gli somiglia solo per puro caso

Schwarzenegger è il promotore di una campagna di regolamentazione che, negli intenti, dovrebbel imitare la vendita di giochi dai contenuti eccessivamente violenti, fascia in cui ricade in pieno il citato Conan.
Evidentemente non gli andava di essere ricordato come il barbaro violento di un tempo, ma come il più civile Governatore che ha già perso questo tipo di causa ...

Intanto godetevi qualche particolare in più sul titolo: